L'oliveto Cannavera a Dolianova.

IL PARTEOLLA

Il Parteolla comprende il territorio orientale della vasta area Cagliaritana, ai margini del Campidano di Cagliari, del Sarrabus e del Gerrei. In parte montuoso, in parte pianeggiante, il Parteolla ha da sempre favorito l'attività zootecnica e quella agricola, in particolare la coltivazione della vite, dell'olivo e dei frutteti. Le attività di trasformazione agroindustriale legate al settore lattiero-caseario, alla trasformazione olivicolo-olearia ed alla produzione vitivinicola, vantano oggi produzioni d'eccellenza, riconosciute a livello nazionale ed internazionale, a cui si associano alte potenzialità di integrazione con il comparto turistico.

Si tratta di un territorio che si estende per oltre 180 kmq e di cui fanno parte i comuni dell'omonima regione storica: Dolianova, Donori, Serdianae Soleminis con una popolazione complessiva di circa 16 mila abitanti. Oggi si parla di “Unione dei comuni del Parteolla e del Basso Campidano”, ente locale istituitosi nel  2001 e formato dai comuni di Barrali, Dolianova, Donori, Serdiana, Settimo S.Pietro e Soleminis. 

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UN PO' DI STORIA

Il territorio odierno del Parteolla corrisponde a quello della “Curatoria di Dolia o del Parteolla” del Giudicato di Cagliari (A partire dalla fine del VIII secolo la Sardegna fu divisa in quattro  “Giudicati” , ovvero quattro aree territoriali a capo delle quali vi era un “giudice” che esercitava il suo potere. Ogni Giudicato era diviso in “Curatorie”, aree più piccole che comprendevano più ville e villaggi, amministrate da un “Curatore”). E’ a partire dall’anno Mille che si ritrova il toponimo di “Dolia” nei documenti, essa era sede di una diocesi: la presenza di un vescovo nel territorio era sicuramente legata ad una situazione di grande importanza religiosa, politica ed economica. Si ipotizza però l’esistenza di una villa di nome Dolia o D’olia sin dai tempi della dominazione romana. Il nome Parteolla deriva dal fatto che la Curatoria di Dolia era detta anche “Parte Olla”, questo può esser fatto risalire all’originale latino “Pars Olea”: le colline circostanti sono state sa sempre il naturale punto di riferimento per la coltura dell’olivo. Lo stesso nome “Dolia” evidenzia la radice latina “olea” e la successiva trasformazione volgare “olia” (oliva).

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DOLIANOVA

Il comune di Dolianova, sia per estensione territoriale che per numero di abitanti, costituisce uno dei più importanti centri del Parteolla. Più precisamente il territorio comunale si estende per circa 80 km 2, abitati da circa 10.000 abitanti.

Il territorio del comune, prevalentemente collinare, si estende addossandosi attorno all'arco formato dalle pendici dei rilievi del complesso montano del Sarrabus Gerrei. A partire dalle propaggini sudoccidentali dei rilievi si apre una successione di forme collinari in cui si alternano colture erbacee ed arboree. La coltura dominante é rappresentata dall'olivo, presente diffusamente in tutto il territorio, e dalla vite.

 

Il paese si trova localizzato in posizione baricentrica rispetto al sistema delle coltivazioni arboree e dei seminativi, ed in posizione strategica rispetto alla principale via di comunicazione con i territori del Gerrei, la SS 387. Il rapporto con il Gerrei, regione storica caratterizzata da paesaggi sugli altipiani, dediti prevalentemente all’allevamento, si riflette anche nelle altre principali voci portanti dell’economia locale costituite dalla lavorazione dei prodotti caseari.

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STORIA, TRADIZIONI E PAESAGGIO

La conformazione del territorio, specie delle parti più prossime ai versanti montani del Sarrabus Gerrei, costituiva un ambiente propizio all’insediamento per le antiche popolazioni dedite alla caccia, dove trovare rifugio, selvaggina e presidiare agevolmente il territorio.

Nella parte montuosa i reperti archeologici documentano tracce di insediamenti preistorici e del periodo nuragico. I ritrovamenti riguardano il periodo dell’età del bronzo ( Sa Dom’e s’Orcu); del periodo fenicio punico e del periodo del tardo impero romano. Nel 1089 a Dolia vennero fondati i monasteri di San Giorgio e San Genesio, per volontà del Giudice di Cagliari.

In principio esistevano due feudi differenti: il feudo di Sicci San Biagio (dei De Manburra e, di seguito, del Ducato di Mandas) e quello di San Pantaleo (feudo vescovile). Essi seguirono un destino parallelo, basato sulle attività agropastorali ma, alla fine del 1600, dopo pestilenze e carestie,  il primo si avviò verso il declino mentre San Pantaleo, dell’arcivescovado di Cagliari, mantenne una propria floridezza. Dalla fine del periodo feudale i villaggi restarono separati per essere unificati nel 1905, assumendo l’attuale denominazione di “Dolianova”.

Le tradizioni culturali sono legate alla storia del paese (festa di San Biagio e di San Pantaleo) ed alle tradizioni rurali, con feste nelle antiche chiese di Santa Lucia, San Giorgio e San Michele e manifestazioni di abilità equestre ( S’Attobiu de is Parigliantis ) e di rievocazione storica (Manifestazione medievale “Alla ricerca del tempo perduto”).

Il paesaggio collinare ed il primo fronte montano dei rilievi del Sarrabus Gerrei costituiscono il contesto su cui si sono depositati i segni dell’insediamento e delle attività dell’uomo. I segni del paesaggio, con le grandi distese di oliveti e vigneti, rappresentano la cornice naturale che ha ospitato numerose testimonianze delle diverse epoche storiche. La Tomba dei giganti su Tiriaxiu ed il Complesso Nuragico a Santu Anni, il Nuraghe sa dom'e S'Orcu (presso la Punta Bruncu Salamu), il Nuraghe Bruncu S'Ollasteddu, la Tomba megalitica Sa Creisa Magrada, le Terme romane di Sa Cora, sono esempi della fitta e continua presenza dell’uomo.

Fra i circa venti complessi nuragici anche l’area occupata da Dolianova pare costituisse uno strategico punto di avvistamento e difesa.

Nel paese, nel cui tessuto viario è ancora leggibile la vecchia divisione fra gli antichi villaggi di Sicci San Biagio e San Pantaleo, sono presenti numerosi edifici di pregio storico, architettonico e culturale. Fra le chiese di San Biagio, Santa Maria, San Michele, Santa Lucia, San Giorgio, la Cattedrale di San Pantaleo spicca per bellezza ed interesse artistico, mentre fra gli edifici di carattere civile la Villa de Villa, la Villa Locci, la Fontana settecentesca, l’edificio scolastico, l’ex Monte Granatico, l’ex Pretura testimoniano l’importanza del centro della produzione olearia.

La presenza dei luoghi d’acqua e delle numerosi sorgenti, fra cui la Mitza de Su Tiriaxiu, Mitza de Sa Teula, Mitza de Is Nuxis e San Giorgio, sembrano confermare il legame fra siti naturali e insediamenti storici.

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